Una delle cose più affascinanti nei fiori è il loro meraviglioso riserbo.

Henry David Thoreau

mercoledì 20 giugno 2012

LO CHIAMANO GIARDINAGGIO CREATIVO


Ho preso l'abitudine di guardare su Sky un canale specializzato in arredamento e giardinaggio, ovviamente nei ritagli, molto ritagliati, di tempo.
Alla vista di quei giardini meravigliosi, curati dalla solita signora che dipinge acquarelli e fa giardinaggio con cappellone di paglia, cesoie sempre pulite, farfalle (finte???Qui da noi sono scomparse), e rose antiche, profumatissime  e dai colori tenui, vestita di gonnellona zingaresca o, al massimo della trasgressione, di una salopette di jeans ....beh, alla vista di queste immagini mi sono venuti, immancabili, dei grossi sensi di colpa per lo stato del mio giardino, trascurato da tempo. E, insieme ai sensi di colpa, anche una grossa ansia di fare, pulire, tagliare, sistemare, in poche parole: mettere ordine nel mio spazio verde.
Oggi, quindi, mi sono presa un giorno di libertà per mettere in pratica i buoni propositi covati negli ultimi tempi.
Jeans e maglietta a maniche corte. Una fascia in testa. Siamo in Italia, qui, mica su Sky nel cottage della signora che non fa un cavolo – per restare in tema-   dalla mattina alla sera.
Il primo obiettivo era il mio giardino roccioso. Dovete sapere che quel capolavoro di architettura verde che io chiamo giardino roccioso esiste dal 1992, anno in cui fu da me ideato e voluto e da alcuni giardinieri realizzato.
E' nell'angolo più nascosto del mio giardino, ed è un insieme di rocce posizionate a mo' di piccolo terrazzo che, nel tempo, ha assunto diverse connotazioni.
La natura, si sa, non è statica, piante che muoiono, che crescono, si moltiplicano, alcune che nascono spontaneamente...insomma, ogni volta è una scoperta.
E' l'angolo del mio giardino che considero di mia esclusiva proprietà, non tanto perchè io l'ho voluto e lo curo personalmente, quanto perchè nessuno ci va mai, essendo, per l'appunto, roccioso.
Mi accoglie una scultura realizzata a mano con il tufo da un vecchio amico del mio papà. E' in attesa che qualche amica verde la circondi per renderla meno spoglia e darle più importanza. Ha girovagato nel giardino per anni anche lei, e finalmente ha trovato la giusta collocazione.
Negli ultimi tempi, pur conservando il suo fascino, questo piccolo roccioso era diventato un piccolo bosco di piante incolte, che soffrivano visibilmente la mancanza di cure sistematiche...
Ma, dopo la malattia e la conseguente morte di mamma, il mio poco tempo si è improvvisamente azzerato, con le conseguenze che chiunque può immaginare.
Armata di tutti gli attrezzi necessari, mi butto nell'avventura.
E qui posso dire che i miei fiori non solo hanno parlato, ma mi hanno anche un po' indispettito...
La prima cosa è stata zappettare il bordo sporgente delle rocce da tutte le erbacce che vi erano cresciute.
Dopodichè, mi sono addentrata, inerpicandomi sulle rocce, nell'interno.
Non ho fatto che potare, potare, potare....cumuli di rami tagliati e foglie dappertutto crescevano intorno a me.
C'è una odiosissima ortica che, più la estirpo, e più spunta impavida dalle rocce.
Un fico! Tragedia, perchè non tagliare un fico appena spuntato significa avere, in pochi mesi, una pianta legnosa e resistentissima che sarebbe quasi impossibile eliminare.
Non parliamo della impudentissima vite americana che la mia vicina ha avuto la bella idea di piantare oltre il muro che ci separa. Si vede che alla vite piace casa mia, me la trovo sempre dappertutto, un centimetro, dieci centimetri, un metro, sei metri di vite che avvinghia tutto ciò che è avvinghiabile. Se mi fermassi immobile per più tempo avvinghierebbe anche me! Nemmeno fossimo sul set di Jumanji.
Allori. Allori ovunque. Piccole, minutissime piantine di alloro di 5-10 centimetri un po' ovunque.

Infine, il vecchio pino nano, ormai secco.
C'è da eliminarlo. E che ci vuole, è o non è(anzi, era)un pino nano.
Di nano queste piante hanno solo il nome.
Provo con il seghetto a tagliare il tronco. Niente da fare, il taglio procede alla velocità di un millimetro al minuto. Un incubo. Allora mio padre e la sua badante, incuriositi dagli improperi che mi escono dalla bocca, si prestano di aiutarmi.
Mio padre mi da' una sega enorme, boh, da falegname, da carpentiere, non so...niente da fare.
Odio quel seccume con tutta me stessa. Se sei secco, bofonchio, perchè diavolo non vuoi cedere le armi e toglierti dalle scatole?
Lui, imperterrito, non schioda di un nanocentimetro e, per di più, ormai mi sono tutta graffiata le braccia. Un mostro di sudore, caldo, chiazze, pizzichi di bestiacce, graffi e polvere.
Disperato, mio padre mi porta un macete. Si si, avete letto bene, un attrezzo strano che io chiamo macete. Mi viene da ridere....Ma come, il macete?????Ma cosa è, una guerra o un giardinaggio creativo, come lo chiamano su Sky? Anzi, per la precisione, la rubrica si chiama "giardini incantati".....
La ragazza, alla fine, mi dice "dammi qua, signora, che io vengo dalla campagna" e, presa in mano la situazione, o meglio, la sega, il macete, il forcone, la vanga e tutto quello che c'era da afferrare, si mette al posto mio e , miracolo, estirpa l'intera pianta ormai morta dal terreno...
Io la guardavo ammirata e anche un po' invidiosa (mai avuto uno smacco simile da chicchessia nel mio giardino!), sporca e puzzolente come una pecora al pascolo, appiccicosa di sudore e polvere. I miei capelli, cortissimi, erano aumentati di volume del 200% per la robaccia che ormai vi era penetrata. Sono certa che Piero Angela avrebbe pagato oro per entrare nella mia testa stoppacciosa e scrutare la vita, nel suo interno, di tutte quegli animaletti che ormai vi si erano annidati.













Finisco il mio roccioso, guardando ogni tanto con sguardo torvo quel che resta del  pino  che mi aveva fatto subire una simile umiliazione, e poi mi dirigo verso le palme.
Mica una, parecchie. C'era da eliminare le foglie secche. E che ci vuole, due fogliette.
In realtà,dopo dieci minuti sembrava di stare in un campo di silos. Montagne di foglie appuntite e secche dappertutto.
Ogni tanto qualcuna mi pungeva le braccia e gli occhi, ed ogni qualvolta ne tiravo giù una, usciva di tutto. La polvere la cosa più terribile, accompagnata da ogni sorta di insettaccio malefico. Sicchè i miei capelli erano, ormai, allo spaventoso aumento di volume di un 300 %. Mi pesava la testa. Sentivo gli animaletti che organizzavano un party per la sera. Nella mia testa.
Finisco il lavoro eliminando i boccioli di rose (saranno pure profumate e dai colori delicati, ma quando sono appassite fanno di un triste!!), potando varie siepi e bordure, decimando il trifoglio che, come la vite americana, è un vero rompiscatole  nei giardini di chiunque.
Alla fine, mi affaccio sulla porta di casa e mio marito mi fa:"Mica vorrai entrare in casa così, con tutta quella roba addosso?"....
"No, caro, mi lavo nel laghetto insieme alle carpe giapponesi e ai mangiazanzare, quando ho fatto vengo a mangiare"....
Inutile dire che, una volta ripulita, a parte i graffi ovunque, mi è venuto un mal di schiena allucinante.
Mi sa che scrivo a quelli di Sky per farmi ridare i soldi dell'abbonamento.
 O forse no, visti i risultati?
Queste le immagini delle nostre amiche con le quali noi, amanti dei fiori, non solo parliamo, ma anche bisticciamo, come è successo a me in questa avventura.








Autore:  Emanuela Sannipoli

2 commenti:

  1. ...che dire bello bello,amo i fiori la natura,io abito in montagna e i giardini rocciosi crescono naturali selvatici ,sono sempre una sorpresa per gli occhi e per l'anima,la natura ci parla.

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    1. hai ragione Manola, io cerco di esprimere in questi racconti il mio amore per la natura, i fiori, le piante, anche con un po' di ironia....

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